La storia della Daihatsu Charade GTti iniziò ufficialmente nel 1987, quando fu avviata la produzione della terza generazione di Charade, denominata G100.

La Daihatsu Charade di terza generazione, era disponibile in diverse motorizzazioni, sia tre che quattro cilindri, e in diverse varianti di carrozzeria, ovvero tre, quattro e cinque porte. Il suoi modelli di punta, erano le versioni GTti e GTxx, dotate di carrozzeria unicamente a tre porte e motore 3 cilindri da 993 cm3, che erogava di serie 101 CV.

Daihatsu Charade G100 GTti

Tale motore, denominato CB70 per il mercato interno giapponese e CB80 per tutti gli altri mercati, aveva caratteristiche interessanti: la sua potenza di 101 CV era ottenuta tramite l’utilizzo di un turbocompressore IHI e un intercooler aria-aria, che garantivano all’auto un’accelerazione da 0 a 100 km/h in un tempo di poco superiore agli 8 secondi (con esattezza 8,2 secondi) e una velocità massima di circa 185 km/h. Questo anche grazie al suo peso ridotto, di poco superiore a 800 kg, e ad una rapportatura del cambio abbastanza corta. Il CB80 è stato il primo motore installato su una vettura di serie a raggiungere la soglia di 100 CV/L.

Daihatsu Charade GTti

La storia di tale motore, tuttavia, risale a qualche anno prima. Siamo nel 1985 e Daihatsu presenta al salone di Tokio la Charade 926R, basata sul modello di Charade precedente alla G100, denominata G11.

Daihatsu Charade De Tomaso 926 R posteriore

Tale vettura fu realizzata in collaborazione con De Tomaso poiché, nelle intenzioni di Daihatsu, avrebbe dovuto competere nel mondiale di rally gruppo B.

Daihatsu Charade De Tomaso 926 R motore

Questa montava un motore 3 cilindri da 926 cm3, posizionato centralmente, erogante 120 CV.

Per raggiungere tale potenza si avvaleva di turbocompressore, intercooler, doppio albero a camme e centralina realizzata dal reparto corse Daihatsu (Daihatsu Racing Service).

DRS Daihatsu Racing Service

Purtroppo però, il sogno di veder correre la 926R nei rally si infranse con l’abolizione del gruppo B nel 1986, prima che lo sviluppo dell’auto fosse stato del tutto completato.

L'azienda Daihatsu, si ritrovò così con un motore "pronto per correre" senza poterlo utilizzare nei rally. Perciò questo è stato messo in produzione e utilizzato nelle Charade G100, GTti e GTxx.

Motore Charade GTti

Il motore è sostanzialmente lo stesso della versione rallistica, ma reso più civile per l’uso stradale. Rimangono inalterate le sue peculiarità: turbocompressore, intercooler, doppio albero a camme, quattro valvole per cilindro, iniezione elettronica Multipoint, centralina Nippondenso. L’aumento di cilindrata, da 926 a 993 cm3, è dovuto al fatto che il primo aveva alesaggio e corsa di 73,4 x 73 mm, mentre per il CB80 fu aumentato l'alesaggio fino a 76 mm, lasciando invariata la corsa di 73 mm. Le bielle sono in acciaio al vanadio, i pistoni sono semi-forgiati. Nel monoblocco vi è un albero controrotante per lo smorzamento delle vibrazioni. Il turbocompressore è un IHI modello RHB5. Le prime serie avevano un turbo raffreddato solo con olio (RHB5 VQ10). Nel 1989 venne introdotta una versione rivista del turbo, raffreddato anche ad acqua (RHB5 VQ17). Nulla cambiò a livello di dimensioni e prestazioni, in entrambi i casi la pressione di sovralimentazione è di circa 0,7 bar con picco di overboost fino a 0,8 bar per qualche secondo, fino a circa 6000 giri/min. Il limitatore di serie è posto a 7600 giri/min.

Motore Charade CB 80

Completa l’equipaggiamento un cambio convenzionale a 5 marce più retromarcia, con rapporti abbastanza corti nelle prime quattro marce e con la quinta di riposo. I freni sono a disco su tutte le ruote con dischi anteriori autoventilanti da 234 mm e posteriori pieni da 230 mm. Le sospensioni sono in configurazione a ruote indipendenti in entrambi gli assali con barra stabilizzatrice sia all’anteriore che al posteriore e barra duomi all’anteriore.

Degno di nota anche il retrotreno autosterzante in controfase, ottenuto grazie alla particolare geometria dei doppi bracci oscillanti e del puntone longitudinale.

Le differenze tra le versioni GTti e GTxx sono principalmente di allestimento. Sostanzialmente la GTxx poteva vantare alcuni comfort e finiture in più: aria condizionata, servosterzo, sterzo regolabile in altezza, plancia dotata di tunnel supplementare, minigonne laterali e cerchi in lega di disegno specifico "Speedline".

Daihatsu Charade GTxx Bianca

La GTxx è decisamente più rara della GTti, in quanto destinata quasi esclusivamente al mercato interno giapponese con pochissimi esemplari esportati in Europa. Per il resto, non vi sono altre differenze a livello di motore o assetto con la sorella GTti. Alcune Charade GTti, venivano comunque vendute equipaggiate con l’aria condizionata.

Nel corso 1991 ci fu un lieve restyling della Charade che interessò principalmente la parte posteriore, conferendo fanaleria e catarifrangente dal design liscio al posto di quelli con le "righe" orizzontali della versione precedente. Inoltre fu adottato uno spoiler leggermente più ampio (solo per le versioni GTti e GTxx). Gli interni furono aggiornati con sedili anteriori dal design diverso e inserti in tessuto sui pannelli delle portiere.

Interni Daihatsu Charade GTti

Nessun altra modifica fu apportata alla Charade G100, che fu prodotta fino ai primi mesi del 1993, prima di uscire di produzione per lasciar spazio all'erede G200. Insieme alla Charade GTti, il motore CB80 uscì così di produzione.

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